Gigi Buffon pensa all’addio al calcio

Dopo l'addio al Psg sono giorni decisivi per il futuro dell'ex capitano della Juventus.

buffon

Sono settimane movimentate per molti dei campioni del mondo 2006. Dopo l’addio alla Roma di Daniele De Rossi, che sta per essere seguito da Francesco Totti, Massimo Oddo e Filippo Inzaghi hanno trovato una nuova panchina rispettivamente al Perugia e al Benevento, mentre Andrea Barzagli ha dato l’addio al calcio. Resta invece da capire quale sarà il futuro di Gianluigi Buffon, reduce dal distacco dal Paris Saint-Germain dopo aver rifiutato la proposta di rinnovo di fronte alla prospettiva di fare da secondo ad Areola.

Intervistato dal 'Corriere dello Sport', l’ex capitano di Juventus e Nazionale ha parlato delle proprie ambizioni, contemplando anche l’ipotesi del ritiro: “Già cinque mesi fa il Psg mi aveva anticipato che a fine campionato mi avrebbe proposto il ruolo di secondo. Da Gennaio ho avuto tutto il tempo per pensarci su e sono giunto alla conclusione che non fa per me, così ho rinunciato a tanti soldi e all'opzione per un altro anno. La loro richiesta era assolutamente legittima, comprensibile e l'offerta allettante. Ma a 41 anni ho un bisogno quasi fisico dell'emozione, che significa energia, sogno, sentirsi strumento di aggregazione. Emozione è anche una scelta che non vada in conflitto col mio passato juventino. Oggi mi ritrovo come un'estate fa, ovvero in una straordinaria condizione di serenità, in uno stato di totale relax dove tutto è aperto e tutto si può chiudere tra dodici mesi come tra quindici giorni. Qualche bella proposta mi è arrivata, ma se mancherà la spinta che desidero potrò decidere di regalarmi un anno tutto per me, tutto mio. Un anno di formazione".

Buffon ha poi difeso la scelta di Conte di andare all'Inter, dopo aver parlato del futuro della Juventus: “Ho toccato con mano la competenza del presidente, di Fabio e Pavel. Chi segue sempre gli stessi percorsi raggiunge sempre gli stessi traguardi e la Juve che cerca la Champions ha voluto tentare la strada della discontinuità, partendo dal presupposto che la squadra è difficilmente migliorabile. Sarri non è rivoluzione e neppure una scommessa. È un percorso inedito, un’altra storia. Ho letto che qualche tifoso juventino aveva chiesto di togliere la stella di Conte dopo il suo passaggio all’Inter ma lui è uno che per la Juve si è speso fino all’ultima goccia di sudore da giocatore e poi da allenatore, inoltre è un uomo tendenzialmente diffidente. Le scelte professionali, anche se spiazzanti, non possono sporcare un passato intenso come il suo. Lui non ha mai tradito, non è il tipo che bacia la maglia, aderisce pubblicamente al progetto e poi alimenta i conflitti nello spogliatoio o in società”. 
 

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